Nasa: nuova mappa gravitazionale di Marte


Realizzata attraverso la sinergia di tre orbiter della NASA, si tratta della più dettagliata mappa gravitazionale di Marte realizzata fino ad oggi, che ci permette di analizzare meglio la parte interna del pianeta rosso e non solo.

Grazie a questa nuova mappa, gli scienziati, stanno fornendo delle risposte sul come si sia formato il confine che divide la pianura del Nord dagli altipiani meridionali. Inoltre, il team ha confermato, che Marte ha un nucleo che sulla parte esterna è costituito da liquido di roccia fusa.

Gli scienziati hanno usato piccole fluttuazioni nelle orbite di tre veicoli spaziali della NASA per mappare il campo gravitazionale di Marte. Crediti: NASA / GSFC / Scientific Visualization StudioImmagini ad alta risoluzione ed il video

Questa conferma, è venuta attraverso l’analisi delle maree nella crosta e nel mantello di Marte, e sono causate, dall’attrazione gravitazionale del sole e delle due lune del pianeta. Infine, osservando come la gravità di Marte è cambiata nel corso di 11 anni (periodo di un intero ciclo di attività solare), il team è riuscito ad analizzare la massiccia quantità di biossido di carbonio che si genera durante le stagioni invernali relativamente al Polo Nord e al Polo Sud. Questa calotta polare è molto massiccia ed oltrepassa l’atmosfera del pianeta rosso, considerando però, che l’atmosfera di Marte è un centesimo di quella terrestre.

Per ottenere questi risultati ci sono voluti sedici anni di dati raccolti dai 3 orbiter: MRO (Mars Reconnaissance Orbiter), Mars Odyssey (ODY) e lo MGS (Mars Global Surveyor), analizzati dal Deep Space Network del JPL (Jet Propulsion Laboratory). La NASA non è entrata nei dettagli specifici ma, sostanzialmente, ha sincronizzato due tecniche: l’intervallo di puntamento dei pacchetti di dati raccolti e l’effetto doppler. Per avere maggiori chiarimenti si possono consultare i siti corrispettivi:  Nasa Network Deep Space, MRO, ODY e MGS  . Marte è un pianeta grumoso e la sua forza di gravità varia a seconda dell’altezza della crosta superficiale. Ad esempio in prossimità del Monte Olympus, la sua forza di attrazione sarà maggiore mentre in uno dei suoi grandi canyon, l’attrazione sarà minore.

Fonte NASA. Crediti: MIT / UMBC-CRESST / GSFC. Mappa della gravità marziana guardando verso il basso sul Polo Nord (visibile al centro). Il bianco ed il rosso indicano aree con gravità superiore, il blu invece quelle con minor gravità.

Queste lievi differenze di attrazione gravitazionale di Marte, influiscono sulla traiettoria ellittica degli orbiter, alterando il segnale inviato dalla sonda al Deep Space Network. Queste piccole interferenze nei dati orbitali sono state protagoniste nella analisi totale, che ha permesso di costruire una mappa del campo gravitazionale di Marte. Tuttavia, i cambiamenti orbitali dovuti alla gravità irregolare sono talmente piccoli che le altre forze che hanno perturbato il movimento degli orbiter, sono state attentamente tenute in conto. Un esempio pratico è la forza della luce solare sui pannelli solari degli orbiter che li ha spinti vicino allo strato superficiale della atmosfera sottile del pianeta rosso (l’1% di quella terrestre). Ci sono voluti due anni di analisi attraverso modelli elaborati al computer per rimuovere il movimento non causato dalla forza di gravità.

Ci sono due aspetti teorici fondamentali elaborati attraverso questa mappa: il primo è che l’anomalia della gravità è decisamente più grande di quello che si aspettava e segue le variazioni dell’andamento altimetrico; il secondo aspetto teorico che è saltato subito alla mente degli scienziati è una spiegazione alternativa alle forti variazioni di gravità spiegandola come un’anomalia generata dalla conseguenza di una flessione o piegatura della litosfera piuttosto forte avvenuta a causa della formazione della regione Tharsis.

La regione di Tharsis su Marte è una enorme zona montuosa di origine vulcanica situata presso l’equatore del pianeta, al confine occidentale della Valles Marineris. In sincronia dell’innalzamento dei vulcani Tharsis si registra una flessione della litosfera.

Le variazioni di gravità marziana nel corso del tempo, sono state precedentemente misurate utilizzando gli orbiter MGS e ODY, sempre attraverso il monitoraggio delle calotte polari. Per la prima volta, invece, il team ha utilizzato anche i dati di MRO per continuare a monitorare la loro massa. La sinergia di questi 3 orbiter ha portato veramente al successo.

Per vedere le immagini in alta qualità clicca qui. Ulteriori informazioni sono disponibili cliccando sulla fonte.

Fonte: (NASA).
Via rivista geomedia

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