Rosetta: le ultime immagini prima dello spegnimento della sonda


Dopo più di 12 anni dal lancio e 786 giorni passati in orbita attorno alla cometa, il 30 settembre scorso la sonda Rosetta è scesa in modo controllato sulla superficie della 67P/Churyumov-Gerasimenko e poi si è spenta.

La decisione di porre termine a questa incredibile missione è stata dettata dal fatto che la cometa, e assieme a lei la sonda, stavano allontanandosi sempre più dal sole. La diminuzione della potenza solare rendeva sempre più difficile continuare ad operare la sonda e gli strumenti a bordo.

Fonte immagine cnr.it

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Rosetta ha concluso la sua missione scendendo in una regione chiamata Ma’at, localizzata sul lobo più piccolo (testa) della cometa. Questa regione è stata scelta perché estremamente interessante da un punto di vista scientifico. Qui sono presenti numerose regioni (fosse/buchi) con dimensioni dell’ordine di 100 m di diametro e profonde 50 m da cui escono getti di polvere. All’interno di queste buche sono presenti delle strutture particolari, che vengono dette a ‘pelle d’oca’, con dimensioni dell’ordine del metro che potrebbero rappresentare gli elementi primordiali da cui si sono formate le comete.

OSIRIS, il sofisticato sistema di acquisizione di immagini frutto del consorzio di ricerca in cui il Laboratorio ‘Luxor’ dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova (Ifn-Cnr) è stato coinvolto assieme agli altri partner italiani Università di Padova, Istituto nazionale di astrofisica e Centro interdipartimentale di studi e attività spaziali (Cisas), ha giocato un ruolo fondamentale nell’acquisizione delle immagini anche in questa ultima fase di vita della missione.

“Man mano che la sonda scendeva continuava ad acquisire ed inviare a terra immagini della superficie. L’ultimissima immagine che abbiamo ricevuto dalla sonda è stata acquisita dalla camera WAC da un’altezza di 20 m dalla superficie”, dice la ricercatrice Ifn-CNR Vania Da Deppo. “La camera era stata progettata per vedere oggetti lontani, per cui l’immagine risulta un po’ sfuocata. Cio’ nonostante i dettagli sono impressionanti”.

Rosetta ha toccato la superficie della cometa con una velocità molto bassa dell’ordine di 90 centimetri al secondo, più o meno la velocità a cui camminiamo durante una passeggiata. Al momento dell’impatto con la superficie tutti i sistemi di bordo si sono automaticamente spenti.

“Ho iniziato nel 1998 a occuparmi del disegno ottico e realizzazione della WAC: dopo 18 anni passati in compagnia di Rosetta un po’ di dispiacere per la fine della missione ovviamente c’è”, prosegue la ricercatrice.”Comunque gli scienziati dovranno ancora lavorare molto per analizzare tutti i dati acquisiti durante la vita della missione e quindi ci aspettiamo ancora nuove scoperte”.

Link ESA sulla missione Rosetta

Via CNR-News

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